INTERVISTA DA SUPERVISOR AGLI AUTORI DI PUCK di Daniela Zaccagnino.

PUCK 4 di Daniela Zaccagnino e Giulia Lalli con colori di Antonio Antro

Articolo di Daniela Zaccagnino (sceneggiatrice di PUCK e supervisore della casa editrice Cronaca di Topolinia).

Anche in questa intervista gioco in casa, ma vi prometto che è l’ultima volta! Ho cominciato a scrivere Puck a fine 2016 e direi “in corsa”. La rivista Cronaca Comics (parliamo nel numero 15) in cui Puck appare per la prima volta era praticamente quasi chiusa, ma Salvatore Taormina, l’editore di Cronaca di Topolinia, mi ha chiesto una nuova serie direi “al volo”. Avevo uno studio di personaggio e basta, ma che personaggio! La sua caratterizzazione era forte e direi che parlava già di tutte le sue storie future solo a guardarlo così. Quindi in tempi brevissimi, rispetto alle tempistiche di un qualsiasi progetto fumettistico, sono riuscita a tirare fuori buona parte del suo mondo, per poi poterlo sviluppare con più respiro nei numeri successivi fino ad arrivare a questo numero 4 (“Viaggio Dentro l’Oblio”) che mi pare abbia ormai consolidato personaggi e situazioni potendosi spaziare senza timori verso nuove avventure. Lo studio del personaggio di Puck che ha dato vita alla serie era ed è di Giulia Lalli, autrice delle cover e dei disegni, e che vi presento subito, chiedendole cose a me note, ma forse a voi no, passando però a domande che io stessa vorrei farle e che finora mi sono tenuta per me.

Giulia da dove arriva quello studio di Puck e ti saresti mai immaginata di vederlo diventare un fumetto e soprattutto di arrivare poi dove siamo arrivati finora?

Il character design di Puck è nato puramente per gioco, mentre stavo svolgendo il mio primissimo lavoro da fumettista, e ogni tanto nei momenti di pausa mi dilettavo a fare degli sketch veloci su personaggi già esistenti, le cosiddette “fanarts”, o inventarne di nuovi. In quel periodo mi ritrovai a vedere una vecchia serie animata molto amata della mia infanzia, i Gargoyles, nel quale era presente l’impronta Shakespeariana in diverse avventure, tra cui un Puck stupefacente, il quale da piccola non mi disse nulla, ma, dopo aver letto le opere letterarie inglesi e aver assistito alle trasposizioni teatrali e cinematografiche, rivederlo in età adulta mi colpì parecchio e mi venne l’ispirazione di reinventarlo in una versione personale e adattarlo ad una storia originale per tutte le età da proporre a qualche editore. Provai a proporlo a svariati editori stranieri, ma non rientrava in nessuno dei loro cataloghi editoriali oppure avevano già preso in mano numerosi progetti a tema letterario. Perciò, questa idea dovetti chiuderla nel cassetto e passare ad altro. Trascorsero 4 anni da allora ed ero ormai certa che questo personaggio non sarebbe mai nato in versione fumettistica, finché non fui letteralmente trovata da Salvatore Taormina – tramite il portfolio da colorista di una mia cara amica tra l’altro! – il quale mi disse che appena avessi avuto un’idea per un progetto, avrei potuto proporlo e poi valutarne insieme la possibilità di realizzazione. Dopo un primo tentativo non andato a buon fine, mi ricordai di Puck e pensai “Perché no? Tanto non ho niente da perdere” e, con mia enorme sorpresa, fu accolto a braccia aperte! E sembra sia, con mia immensa gioia, un notevole successo!

Giulia, Puck è indubbiamente quello di Shakespeare di “Sogno di una notte di mezza estate” ma non solo. Quali altre influenze pensi ci siano nel personaggio? Della serie possiamo dire che abbiamo mitologia irlandese, norrena e in questo volume greca,  con un omaggio a Dante e alla Divina Commedia abbastanza evidente, ma visti distanti dagli occhi di protagonisti irlandesi.

Come ho spiegato in precedenza, Puck dei Gargoyles è stato la scintilla iniziale che mi ha indotta a creare la mia personale visione di questo personaggio. Il bello di reinventare dei personaggi letterari è che puoi dargli dei tratti fisici e caratteriali leggermente differenti, ma mantenendo comunque coerenza con la versione originale: per esempio, in quella versione animata lui era menefreghista e molto manipolatore, a tratti quasi maligno, ma allo stesso tempo divertente, ma intimidatorio per la potenza che dimostrava di avere; mentre la versione letteraria e teatrale è molto più leggera, facendolo apparire come un servo pasticcione e svampito, ma di buon cuore, impossibile da non amare. Nella mia versione, sicuramente predomina l’influenza più teatrale, anche come presenza fisica, prendendo spunto dai costumi a tema floreale, e ho voluto mantenere i suoi tratti caratteriali leggeri, con giusto qualche pizzico di birbanteria qua e là quando la situazione lo richiedeva. Mentre definivo bene questo personaggio, mi sono chiesta “Chissà come potrebbe essere una sua interazione con altri personaggi di fantasia? E se tutti i personaggi mitologici esistessero e coesistessero fra loro?!”.. e così nacque anche la possibilità di creare una storia variabile ed interessante sotto diversi punti di vista, grazie anche alla presenza degli altri mondi mitologici tra cui appunto quello norreno e greco. E chissà quali altri potremmo riuscire ad incastrare bene in futuri episodi! Di sicuro questa serie si è dimostrata finora una chicca per gli appassionati di Fantasy e Mitologia.

Giulia, parliamo degli altri due personaggi, Amy e Alan. Non vorrei sbagliarmi ma sono nati con la serie, cioè non sono così longevi come Puck. Da dove li abbiamo tirati fuori? Ricordi cosa ci siamo dette?

Ricordo molto nitidamente cosa mi dicesti: “Servono due amici umani, un ragazzo e una ragazza!” Si sa, in una buona storia il protagonista ha quasi sempre bisogno di alcuni compagni di avventure, che lo seguano, lo guidino e lo sostengano nei momenti difficili. Di sicuro Amy ed Alan, nelle loro differenze di personalità – una ragazza dark forte esteriormente e sensibile interiormente e un ragazzo nerd timido e tranquillo in apparenza ma in realtà determinato e passionale  – sono i migliori amici di cui Puck aveva bisogno e dai quali ha imparato e sta imparando tutt’ora molto.

Giulia Lalli al lavoro su PUCK

Giulia, durante questi anni hai aggiornato un file su cose e fatti che avresti voluto vedere su Puck. Non ti ho mai chiesto in realtà se alcune di quelle idee c’erano già nel tuo cassetto e che hai tirato fuori al momento giusto oppure no. Puoi raccontarci l’esperienza di poter suggerire idee e situazioni ad uno sceneggiatore? Personalmente non ho problemi a collaborare con il disegnatore, il motivo principale è per coinvolgerlo il più possibile e far sentire suo il progetto, poi in realtà scopro che i disegnatori hanno delle idee interessanti e anche se non si possono usare tutte, sono spesso spunti su cui si può lavorare. Uno staff che scambia idee è un ambiente di lavoro veramente piacevole e a cui non rinuncerei per nessun motivo!

Intanto ti ringrazio infinitamente per avermi permesso di condividere e realizzare con te la maggior parte di queste idee! Non tutti gli sceneggiatori sono aperti alla possibilità di mischiare le loro idee con quelle del disegnatore. Per quanto riguarda alla loro provenienza, in realtà riaffioravano solo nel susseguirsi della pubblicazione degli episodi: prima di proporre il character design di Puck non ne avevo alcuna, all’epoca sapevo solo come volevo far iniziare la sua storia e che doveva essere esiliato, ma non avevo ancora la minima idea di chi inserire come Antagonista e quali altri avvenimenti far accadere, né come farli terminare; le idee sono iniziate a nascere solo da episodio a episodio. Ovviamente ci sarebbero tanti altri personaggi che mi piacerebbe inserire, ma mi rendo conto che non è sempre fattibile, soprattutto per il bene della storia in sé. Magari in una futura serie potrebbe essere possibile ripescarli in seguito.

Piccolo anteprima da PUCK 4 in uscita a Lucca Comics and Games 2019

Giulia fino al numero precedente sei stata supportata da Elena Ominetti (ora su Doyle) nell’assegnazione delle tavole, che è diventata ancora più necessario quando da 18 tavole sono diventate 24. Questo numero invece è stato realizzato interamente da te. Come ti sei trovata?

Devo ammettere che il contributo di Elena è stato inaspettato all’inizio, dato che l’episodio pilota in Cronaca Comics 15 e il numero #0 li avevo realizzati interamente da sola ed ero convinta che avrei portato avanti la serie come unica autrice. In seguito, con la sua introduzione, su decisione dell’editore, mi sono sentita come un po’ messa in discussione sinceramente, come se non avesse fiducia che potessi farcela da sola. Ma era una sensazione del tutto distorta, un po’ dovuta alla giovane età e un po’ all’inesperienza. Vado a spiegare meglio perché: da sempre ho lavorato da sola, il lavoro di squadra per me era quasi impensabile a causa di esperienze passate, sempre dimostratesi negative, ma grazie al contributo di Elena sono riuscita ad aprirmi, studiando insieme le impostazioni dei nostri storyboard, dandoci suggerimenti a vicenda e complimentandoci fra di noi per il lavoro svolto, cosa fondamentale da fare in un team creativo, il sostegno reciproco. Questa esperienza di condivisione mi ha fatto maturare molto come persona e come lavoratrice. Ne sono davvero grata. Ovviamente, quando sono venuta a sapere che dal numero 4 in poi la serie sarebbe passata interamente a me, non nascondo naturalmente quanto fossi contenta – è un po’ l’Ego del Disegnatore, ammettiamolo!-  però è stata comunque una sfida, perché il numero di pagine è aumentato, perciò l’assenza di un aiuto si è sentita parecchio, soprattutto quando la deadline per la consegna si avvicinava, ma al tempo stesso è stato molto appagante perché mi ha dato l’occasione di mettermi alla prova su un episodio di una certa lunghezza e più complesso dal punto di vista grafico rispetto ai precedenti.

Antonio, ricordi come è cominciata l’avventura di Puck? Quando hai fatto le prove per la serie? Come è andata?

L’avventura con Puck è iniziata verso  febbraio del 2017. Non sapevo precisamente cosa aspettarmi in questa prova, ma ero certo che la competizione sarebbe stata tosta. Appena ricevo la tavola di prova disegnata da Giulia, le idee però si fanno chiare. Nella tavola c’era questo folletto mezzo addormentato su un letto di quadrifogli ed un lumaca magica che lo guardava attraverso una goccia di rugiada… avevo intuito che servisse un colorazione vivace e fresca, ma era una colorazione del tutto nuova per me. Cerco aiuto nella libreria e i lavori di Barbucci e della Canepa ( “Witch”, “Skydoll” ed “End”) arrivano in soccorso! Nonostante il risultato finale non c’entrasse nulla con lo stile dei maestri, credo di aver azzeccato l’atmosfera fiabesca che si voleva dare. Con mia sorpresa la prova passa ed un nuovo percorso pieno di cambiamenti inizia.

Antonio, so che sei un “ghost colorist” (si dice così?) per l’America, che tipo di fumetti colori generalmente? Che differenza c’è nel colorare Puck?

La differenza è enorme. Preciso che come “ghost colorist” (hai detto bene) mi occupo di alcuni fasi del colore, ovvero, solo colori piatti o solo ombre e luci, come se facessi parte di un ingranaggio. La maggior parte dei fumetti su cui lavoro sono supereroistici, dalle vignette ampie, con il focus quasi sempre sui personaggi, piene di azione e con una narrazione veloce che si svolge in pochi ambienti… praticamente su un’altra linea rispetto a Puck! Ed ecco qui la differenza (quella enorme): da ghost devo sempre e comunque emulare il più possibile l’autore di riferimento, su Puck, invece, sono me stesso, col mio stile e la mia tecnica, coi miei punti di forza e le mie debolezze.

Antonio Antro, colorista di PUCK

Antonio, quanto ti piace Puck? Come storia e come lavoro?

Tanto. All’inizio non credevo nemmeno che fosse nelle mie corde come “genere”… poi un volume in particolare ha decisamente toccato quelle giuste, “Uno strano Halloween” mi ha letteralmente conquistato. Secondo me è il volume in cui Puck (la serie) scopre le sue carte e mostra quanto può essere profondo ed introspettivo. Ora non direi mai, “non è il mio genere” ed anche l’etichetta di storia d’avventura gli inizia ad andare stretta. Parlando del lavoro, posso dire che Puck ora è il mio più importante banco di prova, qui affino il metodo, provo pennelli, cerco soluzioni sempre nuove, sbaglio e cresco… è lampante e leggere questa serie significa vedere l’evoluzione di tre autori emergenti.

Giulia e Antonio, qual è secondo voi il target di Puck? A chi è rivolto principalmente e a chi lo consigliereste?

Giulia: Puck inizialmente era stato pensato per un target di lettori giovani, ma basandomi sulle esperienze avute seduta a disegnare in stand, ho avuto il piacere di notare che è un fumetto apprezzato da tutti, sia dai bambini, per iniziarli ad introdurre alla lettura dei fumetti, sia dagli adulti che ormai sono per lo più abituati a trovare titoli incentrati su temi molti maturi e duri, perciò con Puck possono recuperare facilmente un po’ di serenità e leggerezza. Quindi posso dire che Puck è un fumetto apprezzatissimo da lettori di diverse fasce d’età.

Antonio: Per me il target si aggira tra i 16 ed i 20 anni. È la fascia di età in cui si cresce, perfetta per le storie d’avventura e per i temi che tratta Puck.

Trovate Puck n.4 a Lucca Comics 2019,  allo stand di Cronaca di Topolinia (piazza Napoleone) oppure sullo store online della casa editrice (dove potete prenotare la blank cover dal 25 agosto per ritirarla durante la fiera) e nelle migliori fumetterie!

Vi aspettiamo!

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